Il 12 agosto 2026 cambia tutto per gli imballaggi alimentari

Da pochi giorni è pienamente operativo il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation, Regolamento UE 2025/40), il nuovo quadro europeo su imballaggi e rifiuti da imballaggio. Si tratta di un regolamento — non di una direttiva — quindi si applica automaticamente e allo stesso modo in tutti i 27 Stati membri, senza bisogno di leggi nazionali di recepimento.

La misura con l'impatto più immediato sul settore alimentare è il divieto di PFAS negli imballaggi a contatto diretto con il cibo. Parliamo delle cosiddette “sostanze chimiche eterne”, usate da decenni per rendere impermeabili ad acqua e grassi i contenitori per l'asporto, la carta da forno, i sacchetti per popcorn e le scatole per pizza. Non è previsto alcun periodo per smaltire le scorte già prodotte: chi immette sul mercato imballaggi non conformi dopo il 12 agosto è fuori norma da subito.

Pesticidi: l'Europa vuole chiudere la porta sul retro

Il secondo fronte è più delicato e riguarda un principio tanto semplice quanto dirompente: se una sostanza è vietata in Europa perché pericolosa, non dovrebbe poter rientrare “di nascosto” attraverso il cibo importato. È il cuore della Vision for Agriculture and Food della Commissione Europea.

Un primo studio preliminare del Joint Research Centre (JRC, il centro scientifico interno della Commissione), pubblicato l'11 agosto, ha provato a stimare cosa succederebbe se l'UE allineasse i limiti massimi di residuo (MRL) dei pesticidi più pericolosi — quelli già vietati per l'uso in Europa — anche ai prodotti importati.

18
Sostanze attive
Pericolose e non autorizzate nell'UE, oggi ancora presenti nei prodotti che importiamo.
235
Tipologie di prodotti
Le categorie agricole coinvolte, provenienti da 86 Paesi diversi.
-92%
Import di agrumi
Il crollo stimato nello scenario più severo; la soia si fermerebbe a -90%.
+1,1%
Produzione UE
La crescita interna attesa, con quasi 2 milioni di ettari coltivati in più.

Un effetto protezionistico “involontario”, che si scaricherebbe però pesantemente sui prezzi al supermercato.

Il clima non aspetta le norme: un'estate da record

Letto di fiume in secca durante la siccità europea dell'estate 2026

Mentre a Bruxelles si discute di soglie e scenari, nei campi europei la crisi climatica è già cronaca quotidiana. Secondo i dati del JRC e del Copernicus European Drought Observatory, ad agosto 2026 circa metà del territorio UE e del Regno Unito si trova in condizione di siccità, tra livello di attenzione e allerta, con punte critiche in Francia, Germania, Ungheria, Romania e Regno Unito. I quattro grandi fiumi europei — Loira, Po, Reno e Danubio — hanno toccato minimi record: il Reno, a Colonia, è arrivato a soli 74 centimetri di livello idrico.

Sul fronte incendi, la superficie bruciata nell'UE al 5 agosto 2026 era già superiore allo stesso periodo del 2025, anno che deteneva il record assoluto con oltre 1 milione di ettari bruciati. Per fronteggiare l'emergenza, l'UE ha attivato la flotta aerea e le squadre di pronto intervento rescEU.

A pagare il conto più salato sono le aziende agricole. La rete European Coordination Via Campesina (ECVC) ha lanciato un appello per aiuti d'emergenza, raccogliendo testimonianze da Francia, Spagna, Portogallo, Italia e Grecia, ma anche da Paesi del Nord Europa storicamente non associati al rischio siccità:

Tre pezzi dello stesso puzzle

Imballaggi, pesticidi e clima estremo sembrano tre dossier separati, ma raccontano la stessa transizione: un'agricoltura europea chiamata a diventare più sostenibile mentre affronta condizioni produttive sempre più instabili.

Le nuove regole su imballaggi e residui vanno nella direzione giusta sul piano ambientale e sanitario, ma avranno successo solo se accompagnate da risorse concrete per l'adattamento delle imprese, e non solo da scadenze e sanzioni. Allo stesso modo, gli aiuti d'emergenza per siccità e incendi rischiano di restare interventi “a danno già fatto” se non si investe in modo strutturale in infrastrutture per la gestione dell'acqua, ricerca varietale, prevenzione e capacità di adattamento.

C'è infine un tema spesso sottovalutato: la comunicazione. Regole complesse come quelle su PFAS e limiti di residuo, se calate dall'alto senza spiegazione, rischiano di essere percepite dagli agricoltori — e dai consumatori — solo come un costo in più, invece che come parte di una strategia condivisa.

È urgente rendere comprensibile la transizione, con tempi chiari e benefici attesi spiegati per tempo: è probabilmente la condizione meno visibile ma più decisiva perché questa trasformazione riesca davvero, senza lasciare indietro chi produce il cibo che arriva in tavola.

Noi di Sica Studios stiamo lavorando per contribuire attivamente alla piena comprensione di questa “rivoluzione” che riguarda il nostro cibo e la sopravvivenza di tutti.

Fonti: Regolamento UE 2025/40 (PPWR); Joint Research Centre della Commissione Europea; Copernicus European Drought Observatory ed EFFIS; Consiglio dell'Unione Europea; European Coordination Via Campesina (ECVC).