È qui che l'Alleanza pone il punto centrale del suo messaggio: senza un piano di riforme strutturali — di corto, medio e lungo periodo — che vada oltre bonus e misure spot, l'Italia rischia di cristallizzare una parte consistente della propria popolazione in una condizione di fragilità permanente. Un rischio tanto più concreto se si guarda alla povertà assoluta, che nel 2025 ha raggiunto il 9,7% della popolazione residente (era il 6,9% nel 2014), con punte drammatiche tra le famiglie di soli cittadini stranieri (35,2%) e tra i minori (13,8%).
Il capitolo che manca: la povertà energetica
Scorrendo il Rapporto ASviS capitolo per capitolo, si nota che il tema della povertà, per quanto trattato in modo organico nel Goal 1, dialoga in realtà con un altro capitolo che raramente viene letto in parallelo: il Goal 7 “Energia pulita e accessibile”. Qui l'Alleanza segnala che la povertà energetica resta una criticità significativa per una parte consistente della popolazione italiana, e che il “reddito energetico” — la misura che ha stanziato 200 milioni di euro nel biennio 2024-2025 per impianti fotovoltaici destinati ai nuclei in disagio economico — è “insufficiente ai bisogni presenti”. Un giudizio che trova conferma nei dati più recenti: l'incidenza della povertà energetica in Italia è salita dal 7,7% al 9,1% in due anni, secondo le elaborazioni dell'Alleanza contro la povertà sui dati Istat.
È significativo che il Rapporto ASviS, nel capitolo dedicato specificamente alla povertà (Goal 1), non stabilisca un collegamento esplicito con le Comunità Energetiche Rinnovabili e neppure con le CERS (Comunità Energetiche Rinnovabili Solidali): il tema resta confinato al capitolo energetico. Si tratta, a ben vedere, di un'occasione mancata — perché è proprio nell'incrocio tra questi due capitoli che si intravede uno degli strumenti più promettenti, e allo stesso tempo più fragili, per affrontare insieme le due dimensioni della fragilità sociale.
Le CER come welfare di prossimità
Le Comunità Energetiche Rinnovabili — introdotte in Italia con il recepimento della Direttiva RED II (D.Lgs. 199/2021) e disciplinate nel dettaglio dal cosiddetto Decreto CER (DM 414/2023) — permettono a cittadini, piccole imprese ed enti locali di produrre, condividere e autoconsumare energia rinnovabile a livello locale, redistribuendo i benefici economici tra i membri. A differenza dei bonus energia, che intervengono ex post e in modo temporaneo sulla bolletta, le CER agiscono in modo strutturale sul costo dell'energia nel tempo, generando un flusso di risparmio continuativo (attraverso la redistribuzione dei ricavi). È proprio questa caratteristica a renderle, potenzialmente, uno strumento di welfare di prossimità: non un sussidio calato dall'alto, ma un meccanismo che si radica nel territorio, coinvolge la comunità locale e può essere disegnato — nel caso delle CER Solidali — per includere prioritariamente le famiglie in povertà energetica.
I numeri raccontano una crescita reale ma ancora acerba: le CER costituite sono passate da 60 a 104 nel corso dell'anno, mentre quelle effettivamente operative sono salite da 4 a 28. Il rapporto tra comunità operative e costituite è quindi cresciuto dal 7% al 27%: un segnale di maturazione, ma anche la prova che la distanza tra la costituzione formale e il funzionamento a pieno regime resta ampia.
Il nodo del 2027
È qui che si inserisce il tema più urgente, sollevato da diversi osservatori del settore negli ultimi mesi: cosa succederà alle CER quando cesseranno gli incentivi pubblici? Il sistema attuale — tariffa premio sull'energia condivisa (il contributo a fondo perduto del 40% finanziato dal PNRR è già scaduto il 30/11/2025) — ha una scadenza definita: gli incentivi GSE sui kWh prodotti dagli impianti della CER e condivisi tra i suoi membri restano disponibili fino al raggiungimento di 5 GW di capacità incentivata complessiva a livello nazionale o, comunque, non oltre il 31 dicembre 2027. Il quadro normativo, va detto, è stato reso più flessibile nel corso del 2025 e del 2026 (estensione ai Comuni fino a 50.000 abitanti, anticipo del contributo PNRR dal 10% al 30%, meccanismo della “facility” per superare i vincoli temporali originari del PNRR), ma la scadenza di fondo resta quella.
Il rischio, come segnalano diverse analisi di settore, è che senza un meccanismo che riduca direttamente il costo in bolletta dell'energia consumata dai partecipanti alla CER (c.d. Consumer), il valore economico generato dalle CER tenda a concentrarsi su chi ha le competenze, la capacità organizzativa o le risorse per gestirlo — grandi consumatori, soggetti proprietari di impianti (c.d. Prosumer), aggregatori — lasciando ai margini proprio i cittadini più vulnerabili, quelli che parteciperebbero come semplici consumatori. Non è un'ipotesi astratta: la stessa Corte dei conti europea, in una relazione dedicata alle CER pubblicata nel 2026, ha rilevato che nessuno dei Paesi esaminati — Italia inclusa — ha ancora adottato disposizioni giuridiche organiche per promuovere attivamente la partecipazione delle fasce vulnerabili, definendo questo come un vuoto normativo da colmare entro la fine del 2026.
Una lettura d'insieme
Mettendo a sistema questi elementi, emerge una lettura che il Rapporto ASviS, pur non formulandola esplicitamente in questi termini, sembra suggerire per implicazione logica: la povertà, anche quella energetica, non si combatte con misure temporanee e frammentate, ma con strumenti stabili che si radicano nel tessuto sociale ed economico dei territori. A parere di chi scrive, le CER hanno, sulla carta, tutte le caratteristiche per essere uno di questi strumenti — ma solo a condizione che il legislatore affronti per tempo, e non all'ultimo momento utile, due nodi cruciali: cosa accadrà dopo il 2027, quando gli incentivi pubblici cesseranno o si esauriranno, e come garantire, fin da ora, che le fasce più vulnerabili non restino escluse da un fenomeno che rischia altrimenti di diventare un privilegio di chi può permettersi di organizzarlo.
Il tempo per costruire questa stabilità normativa, a giudicare dalle scadenze già fissate, si sta rapidamente accorciando. E se è vero — come ricorda il Rapporto ASviS a proposito della povertà in generale — che la vera sfida è passare dall'assistenzialismo emergenziale a riforme strutturali, allora le CER rappresentano un banco di prova concreto per verificare se questo cambio di paradigma sia davvero possibile, o se resti, ancora una volta, un'intenzione dichiarata ma non attuata.
Fonti: Rapporto ASviS 2025 (Goal 1 “Sconfiggere la povertà” e Goal 7 “Energia pulita e accessibile”); Istat, Rapporto Annuale 2025 e dati su condizioni di vita e reddito delle famiglie 2024-2025; Alleanza contro la povertà, commento ai dati Istat 2026; Corte dei conti europea, Relazione Speciale SR-2026-10 sulle Comunità Energetiche; Decreto CER (DM 414/2023) e DM 127/2025; analisi di settore su QualEnergia, Osservatorio CER Italia ed Energy Intelligence.